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Alcuni di questi membri erano partiti per evangelizzare la Cina e le Indie; a Napoli era stato aperto un collegio di ragazzi cinesi in attesa di diventare sacerdoti evangelizzatori della loro patria. Nel 1731 un grave terremoto danneggiò alcune zone della Calabria della Puglia e della Basilicata. Diverse compagnie di missionari si recarono in quei luoghi per portare sostegno e conforto alle popolazioni colpite.

La compagnia, cui partecipò Alfonso, prese la via delle Puglie. Fu una campagna intensissima. A causa delle molte fatiche sostenute, Alfonso cadde seriamente ammalato e per ordine dei superiori dovette concedersi un pò di riposo. In giugno, superata la malattia che lo porto' alle soglie della morte, fu inviato a riposarsi fuori Napoli, ad Amalfi. Vi andò per via mare. Ma la piccola imbarcazione sbattuta dai venti e dal mare impetuoso lo sbarcò sulla spiaggia di Minori.


Basilica di San Alfonso

Dove riposano le reliquie di San Alfonso

Il Vicario di Scala gli consigliò come come luogo più tranquillo, raccolto e dall'aria salubre, l'antico romitorio di S. Maria dei Monti. Con lui c'erano altri cinque missionari bisognosi di rinfrancare le loro forze. Ben presto quella piccola chiesa, dove si venerava una statua della Madonna che oggi è chiamata Regina Redemptoristarum, si affollò di rozzi pastori e numerosi montanari.


Alfonso al contatto con quelle persone semplici, buone ma abbandonate e prive di ogni aiuto spirituale, cominciò a maturare un segreto disegno che poi Dio tirerà fuori al momento giusto. Nel settembre dello stesso anno Alfonso ricevette il segno di quella chiamata che sentiva dentro di sé. Suor Maria Celeste Crostarosa, la grande mistica del monastero di Scala, gli comunicò la rivelazione avuta dal Signore: "Ecco colui da me scelto per essere il fondatore di una congregazione di sacerdoti che darà gloria al mio nome". Alfonso voleva rifiutare questo segno. Sentiva sì, quella chiamata, ma si poteva affidare alle visioni di una monaca? Ritiratosi a Napoli, volle consigliarsi con i più illuminati sacerdoti e dovette subire in questo periodo indicibile sofferenze e aspre contrarietà da parte di amici e da parenti. Ma uomini di esperienza e di spirito, come il vescovo di Castellammare di Stabia mons. Tommaso Falcoia, lo spinsero ad ubbidire a quella voce che essi riconoscevano venire realmente dall'alto. Il 5 novembre, cavalcando un asinello, lascia definitivamente la città natale alla volta di Scala, per seguire la vocazione di dedicarsi alla salvezza delle anime, specialmente più abbandonate. Il 9 novembre nella cattedrale di scala, alla presenza di due vescovi mons. Guerriero di Scala e mons. Falcoia di Castellammare, e di molta gente il nuovo Istituto iniziò il suo cammino. Primi compagni di Alfonso furono alcuni sacerdoti di grande spicco don Vincenzo Mandarini, don Silvestro Tosquez, don Gennaro Sarnelli, don Pietro Romano, don Cesare Sportelli, don Giovanni Mazzini e il fratello laico Vito Curzio. Nella preghiera e nella riflessione Alfonso preparò le Regole del nuovo Istituto. Nella grotta di Scala, ove si ritirava a pregare e a far penitenza, gli apparve più volte la Madonna in segno di conforto e di prezioso aiuto. Da questo momento la vita di Alfonso diventa anche la storia dell'Istituto da lui fondato, a parte la parentesi di tredici anni (1762-1775) come vescovo della diocesi di S. Agata dei Goti. La Congregazione fondata da Alfonso incontrò subito le ire e le persecuzioni di chi non comprese e anche i contrasti interni di alcuni che non condivisero le vedute di Alfonso, con conseguenti defezioni, tanto che ad un certo punto Alfonso rischiò di restare completamente solo... Ma poi da allora (1733) fino al 25 febbraio 1749, giorno in cui Papa Benedetto XIV approvò le Regole dell'Istituto, fu un crescendo di fervore e di prodigiosa espansione.



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