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 La vita di S Alfonso : pagina 2 | pagina 3 | pagina 4 | pagina 5 | pagina 6 | pagina 7 |


L'apostolato della penna si affiancò all'attività missionaria tanto cara ad Alfonso. Sin da giovane aveva fatto voto di non perdere mai tempo. Pertanto ogni ritaglio di tempo che gli restava dal suo stressante ed estenuante apostolato missionario, Alfonso lo dedicava allo scrivere. Quanto ha scritto? Tanto. Tantissimo. Quando nel 1871 si trattò di elevare S. Alfonso al grado di Dottore della Chiesa, il Papa Pio IX, al vedere schierate sul tavolo le opere del Santo, esclamò pieno di meraviglia: Poveretto! quanto ha scritto! E qualcuno aggiunse subito: Santo Padre, e quanto bene ha scritto! Con i suoi scritti fu in grado di far teologia con colori sfavillanti e popolarità geniale agli analfabeti. Fu quasi il maestro elementare religioso del popolo; ha nutrito i suoi lettori con dogmi, teologia, ascetica, apologetica rinfrancandoli con un fiume di citazioni e aneddoti. Ha scritto di tutto. 111 opere, grandi e piccole. I sacerdoti lo hanno caro per la su Teologia Morale, un'opera grandiosa dove sono consultati 800 autori e riportate 80.000 citazioni. Gli scritti di Alfonso hanno spianato l'accesso al confessionale, hanno apportato il sorriso invece dell'indignazione, il padre invece del patrigno... Per la sua dottrina Alfonso sarà proclamato Dottore della Chiesa, Principe della Morale Cattolica, Patrono dei Moralisti e Confessori.






Le reliquie di San Alfonso


Il popolo si è nutrito della dottrina e della spiritualità di Alfonso. E' difficile trovare chi non ha letto o pregato con Le Visite al SS. Sacramento e a Maria SS., La pratica di amar Gesù Cristo, Le Massime Eterne, Le Glorie di Maria, L'apparecchio alla morte, La via della salute, Il gran mezzo della preghiera ecc... Alfonso da ragazzo ricevette una seria preparazione musicale da uno dei più quotati maestri del tempo, Gaetano Greco. Egli stesso ammise: la musica mi piace e da borghese vi sono stato applicato. Del suo talento Alfonso diede un mirabile saggio nel Duetto tra l'anima e Gesù Cristo composto ed eseguito nel 1760. Il manoscritto originale fu rinvenuto nel 1860 al British Museum di Londra. Ma il popolo ha amato Alfonso soprattutto per le sue meravigliose Canzoncine nella quali ha trovato l'espressione più concreta della sua fede semplice e profonda: Tu scendi dalle stelle, Fermarono i cieli, Quanno nascette Ninno, O Pane del cielo, Fiori felici voi, O fieri flagelli, Gesù mio con dure funi, O bella mia speranza, Dal tuo celeste trono, Il tuo gusto... Nel marzo 1762 gli arrivò dal Papa Clemente XIII la nomina a vescovo della diocesi di S. Agata dei Goti. Questa volta non poté sfuggirla. In precedenza aveva evitato inviti del genere, come quando il re lo voleva arcivescovo di Palermo: Una delle grazie che il Signore mi ha fatto, si é l'aver sfuggito il pericolo di essere vescovo, pericolo che difficilmente avrei evitato stando a casa mia! Ora si sentiva perduto.



Cadde persino in grave infermità. Ma: volontà del Papa, volontà di Dio, e partì per Roma. Fu consacrato Vescovo dal cardinale Rossi con grande solennità alla presenza di numerosi fedeli. A Roma suscitò, in tutti, un'impressione straordinaria per la sua umiltà e povertà. Ammesso in udienza dal Papa, così lo supplicò: Beatissimo Padre, giacché vi siete degnato di farmi vescovo, pregate Dio che non mi perda l'anima. Fece il suo ingresso nella piccola diocesi in tutta umiltà: il cappello da cerimonia solenne (galero) lo fece prelevare dalla tomba del suo predecessore... l'anello episcopale era incastonato da una vistosa pietra ricavata dal fondo di un bottiglia... una modesta carrozza, che qualche tempo dopo vendette per aiutare i poveri. Da buon avvocato, qual era stato, migliorò sensibilmente tutto il patrimonio della diocesi, che servì poi ottimamente nel periodo della disastrosa carestia che colpì tutto il Regno di Napoli durante il suo episcopato. Durante la carestia in tutto il Regno succedevano cose terribili: tumulti, sedizioni, assalti a magazzini, furti, rapine, omicidi.. Il vescovo Alfonso mise a disposizione tutte le provviste. Esaurite queste vendette ogni cosa preziosa del suo palazzo e quanto possedeva: anche carrozza e cavallo. Sopraffatto e curvato dalla grave infermità (doppia artrosi: lombare e cervicale) più volte Alfonso inoltrò domanda di rinunzia al vescovado e più volte gli venne rifiutata.

La rinunzia venne accettata il 26 giugno 1775, dopo tredici anni di lavoro intensissimo. Alfonso si sentiva sollevato... Lasciò la diocesi povero come vi era entrato. Aveva speso tutto per i poveri, nulla per i parenti e nipoti. E neanche per i suoi Redentoristi. Si ritirò nella quiete di Pagani senza pretese: Mi basterà quel carlino che mi guadagno con la messa per comprarmi quel poco di minestra che mi mangio. La dolorosissima artrosi, che da tempo lo aveva preso e lo aveva indotto alla rinunzia del vescovado, ora lo mise in croce. Gli deformò le vertebre del collo costringendolo a restare col collo piegato al petto. Soffriva molto. Ma non furono le sofferenze del corpo ad abbattere il santo vecchio, bensì quelle di ordine spirituale: gli scrupoli, che lo assalirono violentemente, e le vicende della sua Congregazione.


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